Consapevolezza e guarigione

Se non riconosco di avere un problema, come posso superarlo?

La consapevolezza viene definita dal wikizionario come la condizione di chi è consapevole o come l’avere conoscenza, il rendersi conto di qualcosa. Possiamo paragonarla all’obiettivo di una macchina fotografica.

Inizialmente potremmo vedere questo:

Consapevolezza iniziale

Abbiamo poi la possibilità di espandere il campo visivo

consapevolezza 2

e continuare ad allargare ciò che possiamo percepire

consapevolezza 3

in ampiezze che prima non ritenevamo

immaginabili

consapevolezza5

 

Ed inoltre possiamo mettere a fuoco quel che osserviamo, scoprendo che c’è qualcosa di più all’interno

consapevolezza base

scoprirne i particolari ed i colori:

ed altri particolari:

consapevolezza sfuocata

fino a raggiungere una visione d’insieme molto più strutturata, colorata, particolareggiata, piena e significativa che prima ignoravamo totalmente.

consapevolezza totale

Consapevolizzarsi significa quindi portare luce nelle zone che prima erano in ombra così da vederle, e capire che c’è un universo ancora da esplorare.

Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia. – “Amleto” di William Shakespear

Come per l’immagine qui sopra, tutte le parti di noi che non vediamo sono comunque presenti, e fanno comunque parte dell’immagine globale e quindi influenzano lo scenario anche se non ce ne accorgiamo. Portandole alla luce abbiamo la possibilità di far si che queste parti non ci influenzino più, o per lo meno siamo consci di questi meccanismi e possiamo “lavorarci su”.

Ma quindi, come si fa ad allargare sto obiettivo?

Ci sono vari modi, che in sostanza si riducono ad uscire da ciò che si conosce, dalla propria zona di comfort, ed iniziare ad esplorare.

Viaggiare

Leggere

Discutere

Incontrare persone

Meditare

Muoversi

Mangiare

Respirare

E voi direte, ma queste sono cose note. Sì, ma quanto? e lo sono per tutti? Ad esempio: sei consapevole di come stai respirando? Di come è posizionato il tuo corpo leggendo questo articolo? Riesci a dirmi se ci sono e quali sono le emozioni che stai provando? Quando respiri sei consapevole che stai respirando? e come stai respirando? Quando incontri qualcuno sei davvero attento/a a quel che sta dicendo? ed a come ti senti parlandoci?

Thich Nhat Hanh nel libro “Trasformarsi e Guarire” (un commento al Sutipatthana Sutta, il sutra sui quattro fondamenti della consapevolezza) scrive così traducendo un brano del sutra dal pali:

Quando inspira un lungo respiro, egli sa: ‘Sto inspirando un lungo respiro’. Quando espira un lungo respiro, egli sa: ‘Sto espirando un lungo respiro’. Quando inspira un respiro breve, egli sa: ‘Sto inspirando un respiro breve’. Quando espira un respiro breve, egli sa: ‘Sto espirando un respiro breve’.

Il respiro è un oggetto semplice da osservare, ma questo esercizio si può effettuare durante ogni istante della giornata e con qualunque attività noi eseguiamo. Se riusciamo ad avere un’attenzione fresca ed un’osservazione acuta per quel che percepiamo in ogni istante, quell’istante diventa nuovo, la noia scompare ed avremo la possibilità di meravigliarci per ogni azione o non azione che compiamo.

Al tempo stesso, impariamo, attimo dopo attimo, esercizio dopo esercizio, ad affinare ed affilare la mente così da poter percepire sensazioni sempre più sottili. Ciò che sentiamo a livello fisico, emotivo, e mentale, tutti i pensieri e le emozioni iniziano ad essere visti ed osservati, cosa che spesso non accade, e successivamente ad essere osservati con sempre più accuratezza, fino a scoprirne la natura più intima.

Quando abbiamo questa consapevolezza, diventa facile capire come tutto questo porta naturalmente alla guarigione. Se vedo chiaramente cosa sto facendo, pensando, provando, vedo chiaramente come le interazioni con l’ambiente circostante e le persone influiscono su di me e posso molto più facilmente capire cosa c’è di più adatto alla felicità e cosa no. La scelta diventa molto più semplice, o ancora meglio, la scelta non c’è praticamente più, si segue semplicemente ciò che rimane di ottimale per la nostra crescita (ed in automatico anche per quella degli altri. Di questo ne parleremo più avanti, ma in generale, se io sono felice, questa felicità diventa facilmente contagiosa).

“Esiste un solo bene, la conoscenza, e un solo male, l’ignoranza” (Socrate).

Le difficoltà sorgono all’inizio ed in varie parti del percorso, quando gli schemi mentali, modelli comportamentali, abitudini che abbiamo iniziano a limitarci e cozzare con quel vediamo essere la nostra via verso la felicità. Se per quarant’anni mi sono costruito il mio castello di sabbia, perché così sono stato abituato, quando scopro che esistono legno, pietra, metalli, mattoni, vetro e tanti altri materiali, potrei scoprirmi scettico verso questi, rattristarmi per i quarant’anni buttati a costruire con la sabbia, potrei negare il beneficio dei nuovi materiali. Queste resistenze sono normalissime, ma ovviamente ci ostacolano. Se invece provassi a pensare “a bene! nuovi materiali, ho già quarant’anni di esperienza con la sabbia, ora posso imparare qualcosa di nuovo e più utile” questo da già un’altra prospettiva alla cosa, e magari possiamo pensare che finalmente non dobbiamo rifare il castello ogni volta che arriva l’alta marea. E poi ancora che possiamo anche spostarci un po’ più in là, in fondo non esiste solo la spiaggia dove costruire. E poi ancora che posso costruire anche altre cose, non solo un castello. Possiamo superare istantaneamente le resistenze aumentando ancora la consapevolezza, ampliando il nostro raggio della conoscenza, o anche osservare (anche questa è consapevolezza) queste difficoltà, ben consci che sono venute a galla proprio per esprimere qualcosa.

Osservandoci nella nostra interezza, quindi rimanendo anche nelle sensazioni che troviamo sgradevoli, ci permette di capire perché queste difficoltà o dolori sono emersi, cosa ci raccontano, dove vogliono portarci. Le emozioni negative nascono sempre per un motivo ben preciso, e non rifuggendole, ma accogliendole ed ascoltandole, diamo loro la possibilità di esprimersi così da poterle superare, o meglio da poter superare, lasciar andare, risolvere il motivo per cui sono nate.

Al tempo stesso, e forse ancora più importante, ascoltiamo anche le nostre volontà ed i nostri desideri. Igor Sibaldi paragona la felicità ad un senso, come possiamo sentire calore, possiamo percepire la felicità aumentare o diminuire. Vedo questo proprio come nell’imparare ad ascoltare ciò che ci rende felici ed a seguirlo. Invece che imparare solamente dalle difficoltà, impariamo anche a farci guidare dalla felicità, dalle cose buone. Invece che usare il bastone, impariamo ad usare la carota come motivazione, possiamo scoprire che si impara molto meglio e con più gusto. Ed anche qui possiamo scoprire che le cose che possiamo fare per la felicità sono innumerevoli ed il limite è solo nella nostra consapevolezza limiitata :)

Quindi osserviamo ed osserviamoci, con serietà ma anche serenità, e continuiamo a protenderci verso la Felicità.

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Posted by Alberto Soverchia