Desiderare

Il desiderare più sano ed autentico è nell'unione di cielo e terra.
desiderare

Il desiderare più sano ed autentico è nell’unione di cielo e terra.

Dal lat. desiderare, der. di sidus -ĕris ‘stella’, col pref. de- ; in origine ‘interrogare le stelle’

o anche

sentir la mancanza di”, derivato di sidus, sideris, “costellazione, stella”: nel linguaggio augurale o dei marinai, constatare l’assenza di un astro significava delusione, rimpianto, al contrario di considerare, constatare la sua presenza e per estensione “considerare, esaminare attentamente”

Il desiderio arriva per qualcosa che manca, non si desidera ciò che si ha già. Quindi domandarsi “cosa desidero in questo momento” significa osservarsi, vedere cosa manca e che peso ha questa o queste mancanze.

Avere una percezione chiara dei propri desideri è una capacità che pochi hanno nativamente e va, in genere, sviluppata con la volontà. Ossia è necessario andare ad ampliare la conoscenza di se stessi se si vuol vedere con più chiarezza cosa manca e quindi cosa si desidera. Ogni volta che ci chiediamo “cosa desidero?” “cosa voglio?” “cosa mi manca?” portiamo luce sulla nostra coscienza. Il problema è che spesso queste domande sono riferite a cazzate e rimangono sulla superficie del nostro essere. Di conseguenza le risposte che otteniamo sono anch’esse superficiali. Ci vuole coraggio e forza di volontà per andare oltre. Coraggio perché potremmo scoprire parti di noi che non volevamo vedere, o che desideri che reputavamo nostri, anche passati, erano, in verità, arrivati di altri.

“Cosa desidero veramente?”

Questa potrebbe essere un’ottima domanda per scoprire cosa si vuole. Se impariamo a sentire e distinguere il gusto di ogni desiderio (e per estensione di ogni pensiero) possiamo conoscere molto di noi stessi. Possiamo anche iniziare a scartare quei desideri che non risuonano più così appetitosi, magari perché sentiamo che sono legati a situazioni non più attuali della nostra vita, o perché vanno a nutrire abitudini che ci portiamo dietro da anni, ma che non hanno più uno scopo utile per noi.

Quel che ho notato nella mia esperienza è che nel fare questo esercizio, ossia chiedermi cosa voglio veramente ed ascoltare la risposta ed il gusto di questa risposta, accade ogni tanto (all’inizio sporadicamente, poi diventa sempre più frequente) che arriva un desiderio particolarmente brillante. È come se quel desiderio brillasse di luce propria, e fosse 100, 1000 volte più abbagliante di tutti gli altri. Delle volte dura un attimo, altre volte molto di più. Ma in quel momento ho capito che quello è un desiderio autentico, mio, vero e potente.

È con questi desideri che scopriamo che non siamo fatti di sola terra, per riprendere la terminologia della frase iniziale. Nella maggior parte della nostra vita, viviamo superficialmente. La nostra coscienza è sulla superficie del nostro essere, ci nutriamo di meccanicità inconsapevole, le nostre scelte rimangono e riguardano solamente l’aspetto più terreno, materiale e poco si discostano da questo. Questa è la terra, la parte apparentemente “concreta”, indubbiamente necessaria alla vita, ma non la sola. Il cielo è la nostra parte divina, ciò che rispecchia le forze archetipiche, od i principi fondatori di questa realtà. Ne sentiamo in genere il richiamo, e senza di esso non esisteremmo, ed inconsciamente tendiamo sempre ad esso, o meglio ad integrarlo alla terra. Raramente però lo facciamo consapevolmente e ci mettiamo la volontà di farlo. Rimangono solo gli echi di esso nei nostri desideri, che quindi sono nella maggior parte effimeri.

L’atto di volontà che dovremmo compiere è nel continuare a domandarci cosa desideriamo, cosa vogliamo. Questo atto, quasi magico, ci aiuta a scoprire il cielo, a trovare nei nostri desideri l’espressione divina che può integrarsi nella terra. Vedo l’Uomo (con la U maiuscola) proprio l’integrazione, cosciente, di queste due parti, sempre presenti, entrambe indispensabili, ma raramente armoniose. Più impariamo a desiderare consapevolmente, con volontà, costanza e gioia, tanto più integriamo il cielo e la terra e coltiviamo l’Uomo autentico in noi. La trasformazione che ne deriva è radicale e meravigliosa.

Mi apro a consapevolizzare i miei desideri

Possano i miei desideri essere veri e pieni d’Amore.

Mi merito e mi permetto di desiderare il meglio per me e per tutti.

Mi apro all’evoluzione ottimale dei miei desideri.

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Posted by Alberto Soverchia

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