Il perché della meditazione

Come ho iniziato e cosa mi ha portato la meditazione.

La meditazione ed io

Meditazione ed io perché non potrei parlare della meditazione in generale, ma solo ciò di cui ho fatto esperienza. Che questa esperienza sia pratica, venga da intuizioni, Meditazione a Ca Vecchiao sia conoscenza data da ascolto o letture varie poco importa, il concetto è che posso parlare di me e di ciò che ho sperimentato, non ho intenzione di scrivere come fossero verità assolute. Sono verità per me ed ho visto che per alcuni possono aiutare. Vi esorto quindi (e questo per ogni cosa) di leggere queste parole con la mente libera, di assaporarle e magari provare, per poi comprendere se quel che dico ha validità anche per voi.

Come ho iniziato

Per caso (anche se qualcuno dice che il caso non esiste), con un gruppo di amici che già meditavano da tempo, guidato da Andrea Pangos (http://www.andreapangos.it).

La prima volta non avevo idea di cosa stessi facendo e non capivo se lo stessi facendo bene. Alla fine ero in parte soddisfatto, in parte confuso, per qualche ragione sicuro che avessi fatto la cosa giusta, ma comunque con tanti dubbi. Ricordo quasi nulla di questa prima volta, ma non sono mai stato una persona con una memoria ferrea, sono rimaste vagamente le sensazioni che ho descritto e la felicità di aver provato qualcosa di nuovo. E no, non sto parlando di sesso.

Ho lasciato trascorrere del tempo prima di ritentare, non ricordo se un mese o più, ma quella prima volta non mi ha cambiato la vita istantaneamente. Non mi sono neanche poi informato al riguardo, non sono andato a cercare articoli, o leggermi libri sulla meditazione. Sapevo che avevo meditato, era stato interessante, ma era finito lì. Sono tornato le volte successive un po’ perché qualcosa mi era rimasto e volevo approfondire, un po’ per spirito di imitazione (come i bimbi con i grandi, ma nel mio caso era di persone che stimavo per il loro percorso) ed un po’ perché sentivo che dovevo farlo. Ho continuato così per mesi ed anni. Senza studiare alcunché, partecipando ogni tanto, senza ben sapere perché, ma la cosa comunque mi attirava. Sono sempre stato uno che se la prende comoda.

Dopo anni, in maniera naturale e quasi automatica, il mio incontro con la meditazione è iniziato a diventare più di una scappatella ogni tanto. La incontravo quasi tutte le settimane. Poi anche più volte a settimana, finché non ho capito che la relazione era ormai salda e da poco più di quattro anni la pratico quotidianamente. Certo ci sono alti e bassi, come in ogni relazione. Qualche giorno quasi non ci vediamo, in altri giorni invece siamo sempre appiccicati. Lascio che questo nostro connubio si consumi naturalmente, senza troppe forzature. Ormai non possiamo fare più a meno l’uno dell’altra e delle volte, anche se non sembra, siamo comunque uniti.

I benefici che vi ho trovato

Cosa c’è di più bello della felicità senza se e senza ma?

La meditazione mi ha portato tanto, e mi sta ancora donando tantissimo, più la pratico e più i risultati arrivano. La conoscenza di me stesso e la capacità di andare a scavare dentro di me sempre più a fondo, facendo chiarezza nelle parti anche nascoste o che non sapevo di avere, ed al tempo stesso facendo pulizia, consciamente ed inconsciamente, di tutte quelle stanze che sono andato ad aprire. L’obiettivo della pratica meditativa è la nostra felicità ed ho scoperto che più ci conosciamo, più abbiamo la possibilità di andare ad eliminare schemi mentali, comportamenti, modi di agire che abbiamo senza neanche rendercene conto. Portando silenzio nella nostra mente acuiamo le percezioni e soprattutto impariamo ad osservare noi stessi nella nostra interezza, ossia possiamo, con la pratica e la costanza, osservare come agiamo e perché, come pensiamo, da dove nascono i nostri pensieri, le nostre emozioni e di conseguenza cos’è che ci definisce e come ci definiamo, per poi scoprire che molte di queste cose possiamo cambiarle, senza snaturarci, al contrario, ritrovando la nostra più vera essenza. Ho visto in me molti veli, paure, e seghe mentali che sono riuscito a lasciar andare. Certo la strada è ancora lunga, ma già ora sento maggiore serenità, sicurezza e presenza, che permangono nella vita quotidiana e nei rapporti con le altre persone. In sostanza sono molto più felice.

Le difficoltà che ho incontrato

Si dice che la vita è piena di alti e bassi. Anche la pratica meditativa non ne è esente, nonostante, nella mia “carriera”, l’andamento finale è decisamente positivo.

Ho passato periodi in cui ogni volta che mi mettevo a meditare mi saliva una rabbia tremenda. In quelle sessioni duravo molto poco, ma da testone qual ero, poi mi ci rimettevo. La rabbia è l’emozione personale con la quale ho da sempre dovuto rapportarmi, e col senno di poi capisco che è naturale che venisse fuori durante la meditazione. Quando ci si guarda dentro, quel che c’è viene portato alla luce, anche se non ci piace. La difficoltà maggiore è stata, però, quella di non aver mai letto, o aver studiato l’ABC della meditazione. Sono partito in quarta, senza aver messo le fondamenta e per questo la crescita è stata più lenta e più difficoltosa. Da qualche mese mi sono rimesso a studiare e praticare ciò che viene definito come base per la meditazione (che poi è più che sufficiente per la pratica anche avanzata) e mi sono accorto che comunque, grazie proprio all’osservazione che è parte integrante della pratica, molte cose le avevo capite, anche se solo superficialmente o se poi non le seguivo.

Qualche consiglio

Viste le difficoltà ed alcune cose apprese negli anni, il primo suggerimento che mi viene da dare è di trovare un insegnante, amico, conoscente con il quale vi trovate in sintonia e del quale vi fidate. Questo è molto importante perché vi permette di non dubitare della persona, e quindi di seguire gli insegnamenti con più facilità e rigore e di conseguenza avere risultati più velocemente. Rimane sempre la regola che le cose vanno sperimentate su di sé, senza credere ciecamente a nessuno, ma quando trovate un insegnante che ritenete giusto per voi, seguitelo finché non avete capacità di vedere come lui o oltre, e quindi finché vi trovate affini con lui. Saltare di palo in frasca o lavorare da soli, soprattutto all’inizio, rende la via più irta e le difficoltà più ostiche da superare.

Il secondo consiglio è di trovare un ambiente ed un gruppo con il quale praticare. Questo lo sto vivendo da poco (alcuni mesi) ed è anche uno degli insegnamenti buddisti. Avere un ambiente idoneo aiuta il rilassamento e la centratura necessarie per una buona meditazione. Come ambiente potrebbe andare benissimo anche la propria camera da letto ed accendere un po’ di incenso, non è necessario andare al tempio! Lavorare con amici o conoscenti permette invece di supportarsi ed aiutarsi a vicenda e quindi, anche per questo, procedere più velocemente e con più facilità nel cammino.

 

Il terzo ed ultimo consiglio (almeno per ora) è di cercare di praticare ogni volta che riuscite, anche mentre fate altro, e cercare quindi di portare la meditazione nella vita quotidiana.

Meditazione a Ca Vecchia

Ci sarebbe tanto ancora da scrivere, ma pubblicherò degli articoli appositi sui vari argomenti legati alla pratica.

Vi auguro di poter trovare la vostra felicità, in ogni momento ed in ogni luogo.

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Posted by Alberto Soverchia