Presenza

Presenza

Uno degli aspetti fondamentali della dottrina buddhista, per come la sto conoscendo, è la dissipazione dell’ignoranza e nella tradizione Theravada sento spesso parlare di presenza mentale. Il punto focale di ogni dottrina che ho conosciuto è questo: portare consapevolezza e chiarezza in quel che realmente si è.

Ed il modo che trovo essere fondamentale in questo è essere presenti, attenti, consapevoli.

La parola presenza rappresenta per me, in questi ultimi periodi, il centro del mio sviluppo.

Presenza significa stare con quel che c’è, ed in questo atto coraggioso, di onestà, volontà, saggezza ed amore, tutte queste qualità vengono nutrite e sviluppate.

Volontà: lo sforzo di stare con quel che c’è anche se non piace. La volontà è quella forza che ci sostiene nel portare avanti l’esercizio che stiamo facendo, ci da perseveranza, forza di andare avanti, il coraggio di sostenere le difficoltà che si incontrano nel cammino e di superare gli ostacoli.

Saggezza: la capacità di comprendere cosa sta accadendo, di vedere con chiarezza ogni fenomeno e quindi discernere il vero dal falso, il buono dal cattivo, ed andare anche oltre dissipando l’ignoranza della divisione, della separazione. Da la direzione e ci permette di vedere l’azione migliore da intraprendere, scevra da condizionamenti limitanti o non sani.

Amore: è la forza di abbracciare ogni situazione e fenomeno, vivendolo inseparato da sé. Equanimità, compassione, empatia, gioia. Vivere nel momento presente accogliendolo pienamente.

Dalla prospettiva dell’individuo, quando questo è presente a sé si sente anche più vivo. Le cose che si sperimentano acquistano maggiore gusto, come se le si vedessero per la prima volta. In effetti si scopre che ogni momento è unico ed irripetibile ed è con questa bellezza che si vive. Anche la meccanicità della vita quotidiana si tinge di nuovi colori. Anche le apparenti negatività, come emozioni o situazioni spiacevoli vengono vissute e viste per quel che sono, momenti, attimi, eventi che accadono per una precisa motivazione e per questo non vengono più contrastati, ma semplicemente accettati e superati e non vi è più identificazione con essi. Di conseguenza la sofferenza generata dagli eventi spiacevoli diminuisce se non scompare, per lasciare spazio alla bellezza del viversi il momento.

La stessa ricerca spirituale, o crescita e riscoperta personale acquisiscono nuovi significati. Diminuisce il senso di necessità che lascia spazio al semplice vedere come bello, saggio lo sviluppo delle proprie qualità. Si passa dal migliorarsi per evitare di star male, al migliorarsi perché è giusto e bello così, perché è buono per noi stessi e per gli altri.

Ovviamente tutto questo fa parte di un processo anche lungo, ci sono momenti in cui si ritorna ad essere identificati con la sofferenza, in cui non c’è presenza né consapevolezza. Fa parte del gioco. Nella medicina tradizionale cinese ci si prepara in estate per affrontare meglio l’inverno, ecco che anche nella crescita personale sono i momenti “buoni” che ci permettono di allenarci per sostenere con sempre minor sofferenza i momenti più difficili. Fino a che non si inizia a vedere che entrambi sono semplicemente momenti della Vita stessa.

Ciò che sento di fare è semplicemente continuare a portare presenza nella mia vita, allenando le qualità che sostengono la crescita, con calma, fiducia e perseveranza, rialzandomi ogni volta che sembro aver ceduto, ogni volta che mi sento perso, ogni volta che mi sembra di aver sbagliato. Ogni sforzo è comunque ripagato. Ed in questo ringrazio ogni compagno di viaggio di questa vita, ed ogni insegnante e maestro, persone preziose che sostengono questo viaggio.

Buon cammino a tutti.

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Posted by Alberto Soverchia

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